IL GOLFO DI POLICASTRO
Un'ampia insenatura bagnata dalle limpide acque del Mar Tirreno, in cui si alternano armoniosamente imponenti promontori e spiagge incantevoli, e vi si affacciano colline ricche di vegetazione primitiva e grotte di incommensurabile bellezza e interesse geologico.
Il Golfo di Policastro si estende da Punta degli Infreschi, in Campania, fino a Capo Scalea, in Calabria. Lungo l'inimitabile costa e nell'entroterra Natura e Storia si fondono offrendo la visione di paesaggi magnifici.
È un susseguirsi di ripidi promontori e meravigliose scogliere, quali quelle della Masseta e dello Scialandro, che racchiudono magiche cale e romantici lembi di sabbia. Da spettacolari e misteriose grotte carsiche ora sommerse, popolate già in epoca preistorica, sgorgano copiose sorgenti sottomarine annoverate tra le più importanti dell'intero Mediterraneo.
I caratteristici paesi che punteggiano il territorio, sia marino che montano, hanno fisionomie in qualche misura tra loro differenti per cultura, storia e dialetti. Cionondimeno sono numerosi i tratti comuni: innanzitutto il visitatore può verificare dovunque la gentilezza, la disponibilità e la cordialità della gente.
Inoltre i centri abitati, le cui origini a volte precedono la stessa civiltà greco-romana, sono spesso dominati da elementi architettonici tipicamente medioevali, quali la Cattedrale di Policastro, i castelli ed i palazzi nobiliari.
Alla Storia fa da contraltare la Natura per la purezza dell'aria, per la limpidezza delle acque sia dei fiumi che del mare, per la rigogliosa vegetazione dei boschi e la maestosità dei monti.
La Direzione organizza su richiesta escursioni via mare, per ammirare le spettacolari grotte della costa, e via terra per visitare i tesori di inestimabile valore come gli scavi di Pompei, Velia e Paestum.
SAPRI
La cittadina di Sapri sorge su una piccola pianura costiera che s'immerge nelle acque della baia antistante, chiusa a semicerchio dai monti appennini che si ergono alle sue spalle. Durante la stagione estiva numerosi villeggianti popolano il suo bellissimo lungomare alberato.
Le origini di Sapri sono molto antiche, come attestano alcuni insediamenti dell'età del Bronzo scoperti poco lontano dall'abitato. Narra Erodoto che nel 510 a.C., quando Sibari fu rasa al suolo dai Crotoniati, parte degli esuli sibariti trovò rifugio presso la leggendaria città di Skidros, antica colonia greca dedita al commercio con le popolazioni lucane dell'entroterra. Skidros, benché avvolta nel mistero, è dai più localizzata in Sapri.
In età romana la baia ed il suo entroterra furono certamente tenute in grande considerazione, sia come località di soggiorno sia come porto commerciale. Cicerone, che ne era un frequentatore entusiasta, la definì "Parva gemma maris inferi", cioè piccola gemma del mare del sud. Nel I sec. d.C., lungo l'estremità occidentale della baia fu costruita un'imponente villa patrizia, poi ampliata in età imperiale. L'imperatore Massimiano Erculio vi si ritirò dopo avere abdicato, e in questa villa si trovava suo figlio Massenzio quando fu acclamato imperatore.
La villa, le cui vestigia oggi si protendono in mare ricoperte da fitte praterie a poseidonia, consisteva di numerosi edifici ed era dotata di un porticciolo, di un impianto termale e di un teatro.
Agli inizi del ‘900, nelle vicinanze della Villa fu ritrovato il Cippo Funebre del I sec. d.C., oggi collocato in piazza Plebiscito. Altri resti di fattorie e strade romane affiorarono lungo i rilievi alle spalle della baia.
Nel corso del Medioevo l'abitato scomparve, a causa dell'instaurarsi di un ambiente palustre e malsano.
Al fine di impedire ulteriori scorrerie, a guardia del litorale di Sapri furono costruite le torri costiere di Capobianco e Mezzanotte.
Nel XVII sec. cominciò la costruzione dell'odierno abitato, che portò alla nascita del piccolo borgo marinaro della Marinella. In questo periodo sorsero la Chiesa di San Giovanni Battista, poi ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la Cappella del Santo Rosario, La Chiesa di Sant'Antonio di Padova al Timpone e la Chiesa dell'Immacolata.
L'espansione dell'abitato proseguì fra il '700 e la seconda metà dell'800, secondo uno schema di vie parallele e trasversali alla linea di costa. Nel 1828 il viaggiatore scozzese Crufurd Taid Ramage scrisse di Sapri: "questo paese aveva un aspetto di maggior benessere di quanti ne avessi fin qui veduti…".
Agli inizi del ‘900 l'abitato assunse l'aspetto attuale. A quest'epoca, in particolare, risalgono la costruzione sia dell'Istituto Santa Croce lungo l'estremità occidentale della baia, sia dell'edificio del Buon Pastore vicino all'attuale Villa Comunale.
Solo pochi decenni prima (2 luglio 1857) a Sapri era sbarcata la famosa "spedizione dei trecento di Carlo Pisacane", immortalata da Luigi Mercantini nella poesia "la Spigolatrice di Sapri". La tragica impresa è commemorata da un obelisco eretto nel primo centenario a Largo dei Trecento, da una statua dell'eroe posta il 1933 nella Villa Comunale, da una statua molto suggestiva che raffigura la Spigolatrige adagiata sulla scogliera dello Scialandro, mentre volge lo sguardo nel punto della baia di Sapri dove i trecento sbarcarono. ogni estate, inoltre, la spedizione è celebrata da una suggestiva rievocazione in costume dello sbarco.
CILENTO E DINTORNI
Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, che si estende per circa 180.000 ettari comprendendo gran parte dell'area meridionale della provincia di Salerno, è tra i più vasti parchi nazionali d'Italia e rappresenta senza dubbio uno dei più importanti complessi biogeografici dell'Italia meridionale. Al suo interno ricadono ben sette comunità montane e ottanta comuni.
Il Parco del Cilento fu ideato fin dal lontano giugno 1973, la sua istituzione risale al dicembre 1991, quando fu promulgata la legge quadro sulle aree protette.
La sua perimetrazione, sancita la prima volta nel dicembre 1992, è stata modificata più volte nel corso degli anni fino ad arrivare a quella attuale, datata giugno1995.
Il Parco si estende su un'area d'inestimabile valore naturalistico e paesaggistico. Natura viva quella cilentana: un angolo di Campania verde, che vanta almeno 1.800 specie di piante, di cui molte endemiche o rare, tra le quali la primula di Palinuro, simbolo del Parco, e l'orchidea selvaggia di San Giovanni a Piro. Alberi di ulivo millenari ombreggiano le piccole piane costiere ed i lievi declivi delle colline.
Centinaia di specie animali, tra cui il Lupo Appenninico, il Falco, l'Aquila, la Lontra, abitano questo paradiso naturale.
Il Parco offre variegati ambienti di grande pregio paesaggistico e geologico: dalle fitte foreste che ricoprono monti imponenti quali l'Alburno (m.1.742), il Cervati (m. 1.898) e il Gelbison (1.705), alle 400 grotte censite nell'area protetta, tra cui le Grotte di Pertosa e di Camerata; la nature calcarea dei massicci ha fatto sì che l'acqua scavasse e modellasse, al loro interno e per milioni di anni, architetture e sculture naturali di incommensurabile magnificenza e bellezza. Le suddette Grotte ne sono un mirabile esempio.
Il Cilento e Vallo di Diano è punteggiato da testimonianze storiche, architettoniche, religiose, che rivelano il cammino compiuto dalle comunità residenti nel corso dei millenni. Vestigia dell'età preistorica, lucana, greca e romana sono state scoperte e si scoprono un po' dovunque.
È la terra in cui affondano radici di fondamentale importanza per la civiltà occidentale. Vi s'insediò, infatti, la civiltà greca, che sbocciò rigogliosa nell'epoca straordinaria della Magna Grecia: attestano ciò i magnifici templi dorici di Paestum e le vestigia dell'antica Elea, che dette i natali al grande filosofo Parmenide ed a Zenone suo discepolo. Bizantini, Longobardi e Normanni hanno riempito il territorio di castelli, chiese, monasteri, conventi ricolmi di tesori d'arte. I centri abitati dell'entroterra, in particolare, sono dominati da elementi architettonici tipicamente medioevali, quali la cattedrale, il castello e i palazzi nobiliari.
